L’idroelettrico italiano in Serbia. Intervista all’ing. Barbano, a.d. di ADRE Hydropower - Geopolitica

L’idroelettrico italiano in Serbia. Intervista all’ing. Barbano, a.d. di ADRE Hydropower.

Dopo le distruzioni portate dalla guerra, la Serbia è ora un paese che sta attraversando una fase di rapido sviluppo economico ed industriale e, di conseguenza, necessita di una sempre maggiore disponibilità di energia; in questo contesto la compagnia italiana ADRE Hydropower, specializzata nella progettazione e realizzazione di centrali idroelettriche di media grandezza, ha stipulato un contratto con Belgrado per la costruzione di quattro di questi impianti nel sud-ovest della Serbia, nei pressi del confine montenegrino, situati sul fiume Lim, i quali genereranno una potenza, secondo quanto previsto dal progetto, di 30MW, sufficiente per fornire energia elettrica a 70mila famiglie.

Per avere una visione più precisa sull’argomento Notizie Geopolitiche ha quindi intervistato l’ing. Claudio Barbano, A.D. di ADRE Hydropower.

- Ingegner Barbano, quali sono gli obbiettivi e le prospettive che hanno portato un’azienda come la vostra ad investire in un paese come la Serbia?
“Siamo convinti che avere dei “vicini di casa” con un maggior grado di sviluppo economico, non possa che far bene al progetto “Europa” nel suo complesso. D’altra parte storicamente i Balcani sono sempre stati dei paesi “difficili” con una storia travagliata e i loro problemi si sono riversati inevitabilmente anche in Europa Occidentale, in particolare in Italia, uno dei paesi geograficamente più vicini.
Allo stesso modo, da un punto di vista climatico, gli effetti negativi di un aumento di emissioni di CO2 prodotte nei Balcani diventano anche un nostro problema.
Ridurre le emissioni di CO2 in Italia senza che lo facciano i paesi confinanti ha un effetto complessivo minore.
Considerato il grado di sviluppo economico e tecnologico dei nostri vicini, solo con il nostro aiuto è possibile velocizzare il processo di miglioramento dell’ambiente”.
- Che tipo di accoglienza, per quanto riguarda gli aspetti strutturali, ha riservato la Serbia ad una compagnia italiana come la ADRE Hydropower?
“I Balcani sono una regione complessa, ma devo dire che le aziende Italiane sono viste in maniera particolarmente positiva. In quella parte del mondo godiamo di un’ottima immagine, più che nel nostro paese.
ADRE capitalizza la storia centenaria dell’ingegneria infrastrutturale Italiana, e questo è stato notato anche dalla Serbia.
Inoltre il fatto di rappresentare una realtà medio-piccola ci aiuta a velocizzare i processi decisionali. Il contatto diretto con il management fa sì che le relazioni interpersonali si sviluppino più rapidamente ed efficacemente rispetto a quanto accade per altre aziende di dimensioni maggiori. Ciò determina una maggiore velocità del processo autorizzativo e quindi costruttivo”.
- Sono state garantite infrastrutture ed agevolazioni fiscali adeguate per il tipo di produzione che state per mettere in atto?
“La Serbia è tra i paesi meglio attrezzati di tutti i Balcani, ma ancora sconta un notevole gap infrastrutturale rispetto ad altre nazioni più avanzate del resto d’Europa in particolare di quella occidentale.
La fiscalità è decisamente più vantaggiosa di quella italiana e questo è indubbiamente un beneficio per le imprese”.
- La Cina si sta espandendo con particolare rapidità in tutti i paesi del mondo, Serbia compresa, anche nel settore della produzione energetica, come vedete la concorrenza di Pechino?
“La Cina è sicuramente un concorrente per quel che riguarda i grandi impianti; viceversa, in quelli di media potenza, che è poi il nostro target, non ci risulta sia presente.
Resta tuttavia un potenziale competitor ed il nostro “Sistema Italia” farebbe bene ad accrescere le sue sinergie per tenersi al passo. Notiamo infatti che in alcuni paesi, specialmente in Africa, la Cina si sta aggiudicando tutte le commesse con particolare acume commerciale. E questo accade perché
le imprese cinesi hanno un governo alle spalle che le sostiene. Noi al contrario siamo desolatamente soli”.
- Avete altri progetti simili al di fuori dell’Unione Europea?
“Sì, stiamo sviluppando diverse centrali idroelettriche anche in Cile ed Indonesia e stiamo attivamente studiando i mercati africani, in particolare il Sud Africa e i paesi sub-sahariani, equatoriali e tropicali. Tutti in forte crescita”.
Giacomo Dolzani

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